La Theory U, sviluppata da Otto Scharmer al MIT, è uno dei modelli più potenti per accompagnare processi di cambiamento profondo e trasformativo. A differenza di molti approcci lineari al problem solving, la Theory U propone un percorso che invita a sospendere le vecchie modalità di pensiero, entrare in contatto con il futuro emergente e agire a partire da una nuova consapevolezza.

Nel coaching, questo modello si integra in modo naturale con i percorsi di sviluppo personale e professionale perché permette al coachee di lasciare andare schemi mentali limitanti e generare nuove possibilità di azione.

In questo articolo vedremo come utilizzare i tre movimenti della Theory U all’interno delle sessioni di coaching, come lavorare con i tre cancelli del cambiamento e come accompagnare il coachee verso il presencing e la prototipizzazione di nuove soluzioni.

Cos’è la Theory U e perché è utile nel coaching

La Theory U descrive un processo di trasformazione individuale, organizzativa e sistemica. Il percorso prevede tre grandi movimenti:

  1. Lasciare andare 

  2. Lasciar venire la migliore possibilità futura

  3. Agire e prototipizzare il nuovo

Nel coaching, questo modello diventa una mappa per guidare il cliente attraverso un cambiamento autentico, evitando soluzioni superficiali e favorendo una trasformazione che nasce da una nuova consapevolezza.

Il coach non si limita ad aiutare il coachee a trovare una soluzione, ma lo accompagna a cambiare il modo in cui osserva se stesso, la realtà e il futuro.

Il primo movimento della Theory U nel coaching: lasciare andare

Il primo movimento della TeoriaU consiste nel lasciare andare.Specificatamente, dobbiamo lasciare andare:

  1. la Voce del Giudizio aprendo il cancello della testa.
  2. la Voce del Cinismo aprendo il cancello del cuore.
  3. la Voce della Paura aprendo il cancello della volontà.

Secondo la metodologia della TeoriaU, questi sono i 3 più grandi ostacoli al cambiamento e al futuro.

Effettivamente, anche in una sessione di coaching possiamo ritrovare questi tre ostacoli. Il coachee da una parte ha un forte desiderio di cambiamento, di futuro e di crescita, dall’altra parte sembra ostacolato dai suoi pregiudizi (convinzioni limitanti e credenza madre), dalla sua difficoltà ad ascoltarsi in modo empatico (l’intelligenza emotiva) e dalla sua paura verso il futuro.

Insomma, anche in un percorso di coaching ritroviamo questi ostacoli e, quindi, la necessità di lasciare andare convinzioni limitanti, cinismo e paura per fare spazio al cambiamento e al futuro desiderato.

La TheoryU offre tre strumenti per superare questi ostacoli: la curiosità, l’ascolto empatico e la volontà consapevole. Allo stesso modo, anche nelle sessioni di coaching, possiamo alimentare la curiosità del coachee, offrire ascolto empatico e l’accesso a consapevolezze importanti per facilitare il cambiamento. Su questo passaggio c’è molta sintonia tra le dinamiche del coachig e il processo della TheoryU.

Il secondo movimento della Theory U nel coaching: lasciare venire

Il secondo movimento della TheoryU consiste nel lasciar venire la migliore possibilità futura attraverso il presencing. Il presencing è un passaggio estramamente potente e affiscinante della TheoryU. L’obiettivo di questo passaggio è fondamentale: lasciar emergere la migliore possibilità futura attraverso un’ascolto generativo e attigendo a diverse forme di intelligenza, come la cognizioni incarnata e l’intelligenza sistemica.

In realtà, anche nelle sessioni di coaching accompagniamo il coachee verso il futuro e aiutiamo il coachee a comprendere la propria migliore possibilità futura. Il controllo ecologico di un obiettivo, le domande dell’obiettivo ben formato e l’alta valutazione del cambiamento sono alcuni dei passaggi che vanno nella stessa direzione proposta dalla TeoriaU. Insomma, piuttosto che imporre un futuro, piuttosto che pretendere un cambiamento, aiutamo il coachee a conoscere e riconoscere la sua migliore possibilità futura.

Però, la TheoryU ci offre un paio di strumenti che sono estremamente potenti in questa direzione e che rendono molto più profonda la capacità di generare futuro: il Social Presencing Theater e il Circle Coaching. Strumenti che possiamo (e dovremmo) portare nelle sessioni di coaching per renderla ancora più efficaci e potenti.

Il terzo movimento della TheoryU nel coaching: agire con consapevolezza

Il terzo movimento della TheoryU consiste nell’azione consapevole. Questo movimento lo troviamo pienamente svolto anche nelle sessioni di coaching. Infatti, il mental coach accampagna il coachee verso un’azione consapevole e la definizione del piano d’azione.

Anche in questo caso, la TeoriaU, offre dei passaggi che sono molto interessanti per le sessioni di coaching. Nello specifico:

  1. Cristallizzare. Cioè, mettere a fuoco quelle consapevolezze, quelle intuizioni e quegli insight che possono fare la differenza, che risultano essere importanti per il coachee e che meritano attenzione.
  2. Prototipizzare. Cioè, definire un prototipo di azione per il cambiamento.
  3. Sperimentare il prototipo per eventuali ulteriori modifiche e adeguamenti.

Il coach può aiutare il coachee a progettare micro-azioni di cambiamento, che permettono di:

  • sperimentare nuovi comportamenti

  • verificare nuove idee

  • imparare dall’esperienza

  • adattare il percorso in modo dinamico

Alcune domande utili in questa fase sono:

  • Qual è il primo piccolo passo che puoi fare?

  • Come potresti testare questa nuova idea?

  • Quale esperimento potresti realizzare nelle prossime settimane?

Questo approccio rende il cambiamento concreto, progressivo e sostenibile.

Integrare la Theory U in un percorso di coaching

Applicare la Theory U nel coaching significa accompagnare il coachee lungo un processo che comprende:

  1. Osservazione consapevole della realtà

  2. Connessione con il futuro emergente

  3. Sperimentazione di nuove azioni

In pratica, un percorso di coaching basato sulla Theory U può svilupparsi in questo modo:

  • nelle prime sessioni si lavora sull’esplorazione della situazione e sugli schemi mentali

  • nelle sessioni centrali si facilita il presencing e la connessione con il proprio scopo

  • nelle sessioni successive si lavora sulla prototipizzazione di nuove strategie e comportamenti

Questo approccio rende il coaching non solo uno strumento di problem solving, ma un processo di evoluzione personale e professionale.

Utilizzare la TheoryU nelle sessioni di coaching: podcast

In questo podcast puoi approfondire l’utilizzo della TheoryU nelle sessioni di coaching e come inserire al meglio i 3 movimenti proposti dalla TheoryU nel percorso di coaching:

Conclusione

La Theory U applicata al coaching offre una struttura potente per accompagnare il cambiamento autentico. Attraverso i tre movimenti della U, i tre cancelli della consapevolezza, il presencing e la prototipizzazione, il coach aiuta il coachee a superare schemi limitanti e a creare nuove possibilità di azione.

Quando questo modello viene integrato nelle sessioni di coaching, il cambiamento non nasce da una semplice decisione razionale, ma da una trasformazione più profonda della consapevolezza e dell’identità. Ed è proprio in questo spazio che il coaching diventa un vero processo generativo di futuro.

Se desideri approfondire la TheoryU, i suoi tre movimenti e i passaggi più significativi, allora, puoi ascoltare questo video:

coach adamo

Direttore Scuola di Coaching MCI, Creatore del metodo Cambia la Tua Storia®, Founder MovimentoTalento, Facilitatore Teoria-U, Creatore del Coaching Canvas. Presidente Asso.Co.Pro.