La teoria dello sviluppo adulto di Robert Kegan mostra come cambino le forme della coscienza con cui diamo senso all’esperienza. In questo articolo, esploriamo l’approccio di Robert Kegan (professore emerito alla Harvard Graduate School of Education), analizziamo le tre forme di mente adulta e scopriamo il loro utilizzo nel coaching e nella crescita personale.
Che cos’è lo sviluppo adulto secondo Kegan
Per R. Kegan lo sviluppo in età adulta non riguarda soltanto l’accumulo di skill, ma il passaggio a nuovi assetti della coscienza: modi strutturali con cui percepiamo noi stessi, gli altri e la complessità. L’avanzamento avviene quando ciò che prima era “soggetto” (noi ne siamo immersi) diventa “oggetto” (lo osserviamo, lo regoliamo, lo trasformiamo). Una prospettiva estremamente interessante e che offre diversi spunti su cui riflettere.
Le forme di mente (stadi) in età adulta
Secondo l’autore, in età adulta possiamo accedere a 3 forme di mente, tre tipologie di stadi mentali. Ogni stadio ha le sue caratteristiche, le sue peculiarità e limiti.Ecco una descrizione dei 3 stadi di R. Kegan in età adulta:
Mente socializzata (Socialized mind)
Lo stadio delle mente socializzata è caratterizzata da norme, ruoli e aspettative del contesto. In questo stadio, quindi l’identità dell’adulto e i suoi significati sono condizionati fortemente dal contesto. La mente socializzata rischia una forte dipendenza dall’appravozione esterna e una marcata difficoltà ad assumere posizioni autonome.
Mente auto-autrice (Self-authoring mind)
Per venire fuori dalla mente socializzata, dobbiamo rivolgere la nostra coscienza verso l’interno: i nostri principi, valori, ideali e criteri interni di valutazione. In questo modo, accediamo allo stadio della mente auto-autrice. In questo stadio, il rischio è l’iper-coerenza con la propria storia, il proprio racconto, la propria ideologia e si finisce per rifiutare prospettive diverse, alternative e possibilità distanti.
Mente auto-trasformativa (Self-transforming mind)
Infine, vi è la mente auto-trasformativa, cioè lo stadio in cui riusciamo a mettere in discussione le nostre stutture interne, riusciamo a vederle e osservare “da fuori”. In questo stadio, è possibile integrare le molteplici prospettive, avere una visione ampia sulla realtà, essere più flessibili e resilienti. La mente auto-trasformativa ha bisogno di grande apertura al paradosso, alla complessità e alla vulnerabilità. Per questo, è uno stadio raro e difficile da raggiungere.
Le “forme di mente” adulte secondo Kegan
Kegan descrive varie forme o stadi di coscienza/mente (talvolta chiamate “orders of consciousness” o “forms of mind”) che caratterizzano come un individuo costruisce il proprio mondo interiore. Le forme più rilevanti in età adulta sono:
| Stadio / Forma | Caratteristiche principali | Sfide / limiti |
|---|---|---|
| Socialized mind (mente socializzata) | L’identità e i significati sono largamente derivanti dall’ambiente (famiglia, cultura, organizzazione). Ci si sente “plasmati” dal contesto. | Forte soggezione all’opinione altrui, difficoltà a soggettivare critiche o posizioni personali autonome. |
| Self-authoring mind (mente auto-autrice) | Si sviluppa un centro interno di autorità: l’individuo definisce principi, valori, linee guida proprie. | Rischio di chiusura ideologica, tensioni tra coerenza interna e dialogo con contesti plurali. |
| Self-transforming mind (mente trasformante) | Capacità di riflettere sulle proprie strutture, di mettere in questione anche le stesse visioni auto-autrici, di integrare molteplici prospettive. | Questo stadio è raro; richiede grande apertura al paradosso, alla complessità, vulnerabilità e umiltà di apprendimento continuo. |
Perché andare oltre le competenze
Competenze e corsi “orizzontali” migliorano il che cosa sappiamo fare. Gli assetti della coscienza trasformano il come pensiamo, apprendiamo e decidiamo. È lo sviluppo “verticale” che rende sostenibile l’efficacia in contesti VUCA e BANI. Quindi, questa teoria ci ricorda l’impatto positivo che possono avere alcuni percorsi di coaching, di crescita personale e alcuni laboratori di trasformazione, come quello della Teoria-U del MIT di Boston.
Fino a quando lavoriamo sulle nostre competenze, sulle nostre abilità e sulle nostre capacità legate al fare rischiamo di crescere in linea orizzontale e poco in linea verticale. Invece, la teoria di Robert Kegan ci ricorda l’importanza di evolvere e di accedere ad una coscienza più ampia per entrare nella mente auto-trasformativa.
Come utilizzare la teoria dello sviluppo adulto nel coaching
Il coaching è una metodologia che si presta ad accompagnare il coachee verso lo stadio della mente trasformante. Infatti, le sessioni di coaching, molto spesso, puntano ad ampliare la mappa del mondo del coachee, facilitano l’osservazione dell’esterno, ricercano nuove consapevolezze e intuizioni. Inoltre, il mental coach deve saper convinvere con il paradosso, accogliere la complessità, navigare l’incertezza ed essere in apprendimento continuo. Quindi, all’interno delle sessioni di coaching si alimenta un coaching mindset che è funzionale allo sviluppo della mente trasformante.
Per esempio, il lavoro sul cambio percettivo, l’ascolto generativo (modulo presente nella Scuola di Coaching MCI per diventare mental coach), l’uso delle metafore e delle domande potenti sono alcuni degli strumenti e delle abilità che il mental coach deve possedere per poter accompagnare il coachee verso la mente trasformante descritta da R. Kegan.
La teoria dello sviluppo adulto di R. Kegan: video
In questo video, puoi ascoltare un intervento del Coach Adamo durante la Scuola di Coaching MCI in cui spiega non solo la teoria dello sviluppo adulto di R. Kegan, ma ci offre anche alcuni esercizi e pratiche per sostenere l’accesso alla mente trasformante del coachee.
La credenza madre come copione della mente auto-autrice
La credenza madre si presenta come narrazione incoscia che spinge il soggetto a ripetere un copione. In questo senso, possiamo leggere una forte connessione tra l’effetto della credenza madre e la mente auto-autrice descritta da R. Kegan. Insomma, il soggetto si affida alla sua credenza madre per rimanere arroccato all’interno della sua narrazione, per trovare quella coerenza tra esperienza esterna ed interpretazione interna.
La Teoria-U per accedere alla mente auto-trasformativa
Secondo R. Kegan, autore della teoria dello sviluppo adulto, l’ultimo stadio di coscienza è quello più raro e difficile da conquistare: la mente trasformante. Infatti, in questo stadio il soggetto è in grado di osservarsi, di re-intepretare se stesso, di accogliere il paradosso e di vivere la pluralità di significati come ricchezza, piuttosto che come pericolo.
La Theory-U elaborato al MIT di Boston è una metodologia che agevola l’accesso alla coscienza trasformante, poichè contiene esperienze ed esercitazioni che allenano l’intelligenza sistemica, la cognizione incarnata e la visione d’insieme. Allo stesso tempo, la metodologia proposta nella Teoria-U interviene su blocchi e ostacoli che impediscono l’accesso alla coscienza trasformante, come il punto cieco della leadership e i 3 cancelli del presencing.
FAQ
Che differenza c’è tra competenze e assetti della coscienza?
Le competenze sono abilità trasferibili; gli assetti della coscienza sono strutture con cui diamo senso all’esperienza. Le prime si allenano “in orizzontale”; i secondi evolvono “in verticale”.
Come faccio a capire a che stadio sono?
Segnali tipici: socialized (cerco soprattutto approvazione), self-authoring (mi oriento con principi miei), self-transforming (metto in dialogo sistemi diversi). Nella pratica, si è spesso tra stadi. Strumenti strutturati e coaching aiutano la valutazione.
Si può “accelerare” lo sviluppo verticale?
Si può favorirlo creando equilibrio tra sfida e sicurezza, rendendo visibili assunti impliciti e praticando riflessione sistematica. Non è istantaneo: è un percorso.
Che benefici porta nelle organizzazioni?
Migliora autonomia, qualità decisionale, collaborazione cross-funzionale e resilienza alla complessità. Team più capaci di integrare prospettive riducono conflitti sterili.
Qual è il ruolo del coaching?
Il coaching facilita il passaggio soggetto→oggetto, sostiene la consapevolezza dei propri schemi e allena scelte coerenti con valori dichiarati, aprendo a prospettive più ampie.
Lo stadio “self-transforming” è realistico?
È raro ma non utopico. Si coltiva con pratica intenzionale, feedback di qualità e contesti che premiano la curiosità più della certezza.
Scuola di Coaching Master Coach Italia
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