Hai mai incontrato una persona che svolge il proprio lavoro correttamente, rispetta scadenze e responsabilità, ma sembra aver smesso di metterci entusiasmo, iniziativa e partecipazione? Potrebbe essere un caso di quiet quitting, un fenomeno che negli ultimi anni ha fatto molto discutere il mondo del lavoro e che porta con sé una domanda importante: cosa succede quando una persona smette di sentirsi coinvolta in ciò che fa?

In questo articolo vediamo che cos’è il quiet quitting, perché può manifestarsi e, soprattutto, cosa può insegnare questo fenomeno al mondo del coaching. Perché dietro una persona apparentemente demotivata potrebbe esserci una storia fatta di bisogni, valori, aspettative e obiettivi che non trovano più spazio nel suo lavoro.

Che cos’è il quiet quitting?

Il termine quiet quitting, letteralmente “licenziamento silenzioso”, può essere fuorviante: non indica una persona che decide di lasciare il proprio posto di lavoro.

Descrive piuttosto un progressivo disinvestimento nei confronti del lavoro. La persona continua a svolgere ciò che le viene richiesto, ma smette di fare tutto ciò che va oltre il proprio ruolo: niente ore extra, disponibilità continua, responsabilità aggiuntive o particolare coinvolgimento emotivo.

In alcuni casi può rappresentare semplicemente la scelta di ristabilire dei confini tra vita professionale e vita privata. In altri, però, può essere il sintomo di una perdita di motivazione, di riconoscimento o di significato. Ed è proprio questa differenza a interessare il coaching.

Quiet quitting: il problema è davvero la motivazione?

Quando una persona appare poco motivata, è facile fermarsi alla superficie e pensare: “Non ha più voglia di lavorare.”

Ma il coaching ci insegna a fare un passo indietro e comprendere che prima di cercare una soluzione, è necessario esplorare ciò che sta accadendo.

Alcune domande da porsi:

  • Che cosa è cambiato?
  • Che cosa ha portato quella persona a ridurre il proprio coinvolgimento?
  • Si sente ancora allineata con il proprio ruolo?
  • I suoi valori trovano spazio nell’ambiente di lavoro?
  • Ha obiettivi che sente davvero suoi?
  • Si sente riconosciuta?
  • Sta vivendo un periodo particolare o questa sensazione dura da tempo?

Queste domande spostano l’attenzione dal giudizio alla consapevolezza.

Il coaching parte dalla persona, non dal comportamento

Uno degli errori che possiamo commettere, anche nel lavoro con le persone, è concentrarci esclusivamente sul comportamento osservabile. Ad esempio:

  • Una persona non partecipa più alle riunioni.
  • Non propone idee.
  • Fa soltanto ciò che è strettamente necessario.
  • Evita di assumersi nuove responsabilità.

Questi sono comportamenti. Ma che cosa c’è dietro?

Il coaching non ha l’obiettivo di convincere una persona a lavorare di più. Ha l’obiettivo di accompagnarla a sviluppare maggiore consapevolezza e a individuare, in autonomia, le proprie risposte. Nel caso del quiet quitting, questo può significare aiutare il coachee a comprendere che cosa sta vivendo realmente e che cosa desidera cambiare.

Quiet quitting e valori personali

Il tema dei valori è particolarmente interessante per il coaching. Quando ciò che facciamo ogni giorno entra in conflitto con ciò che per noi è importante, può diminuire progressivamente il nostro coinvolgimento.

Immaginiamo una persona che considera fondamentale la creatività, ma svolge un lavoro estremamente ripetitivo. Oppure qualcuno per cui l’autonomia è un valore importante e che lavora in un contesto caratterizzato da controllo costante. Oppure ancora una persona che desidera sentirsi utile e che non riesce più a riconoscere il significato del proprio contributo.

Non significa che il lavoro debba soddisfare ogni nostro bisogno ma quando esiste una distanza troppo grande tra chi siamo, ciò che riteniamo importante e ciò che viviamo ogni giorno, può emergere una sensazione di disconnessione.

Il coaching può aiutare a rendere questa distanza più consapevole e a individuare possibili azioni per ridurla.

Anche il quiet quitting può diventare un’occasione di crescita

Guardato attraverso la lente del coaching, il quiet quitting smette di essere soltanto un fenomeno da analizzare o un problema da risolvere.

Può diventare un segnale di cambiamento.

A volte ci accorgiamo che qualcosa non funziona più proprio perché smettiamo di investirci energia. Quella sensazione di distacco può allora diventare una domanda:

“Che cosa mi sta dicendo questa situazione su di me?”

Lavora sulla capacità della persona di conoscersi, scegliere e agire con maggiore consapevolezza.

Conclusione: ascoltare ciò che il quiet quitting ci sta dicendo

Il quiet quitting ci ricorda che dietro ogni comportamento c’è una persona e che, prima di cercare di cambiare ciò che fa, può essere importante comprendere ciò che sta vivendo.

Per un coach, questo significa non fermarsi alla mancanza di entusiasmo o di iniziativa, ma creare uno spazio in cui il coachee possa fermarsi, osservare la propria situazione e porsi domande nuove.

Francesca Speciale Coach

Francesca Speciale, Coach e Creativa dell’Ecosistema MCI iscritta ad Asso.Co.Pro.
Facilitatrice di processi creativi e comunicativi applicati allo sviluppo personale e professionale.
Conduttrice del podcast “Essere Coach”.