Oggi la parola “stress” viene quasi sempre utilizzata con un’accezione negativa. Ci sentiamo costantemente sotto pressione, sovraccarichi e affaticati dai ritmi quotidiani. Eppure, se guardiamo la gestione delle performance da una prospettiva di puro allenamento personale, scopriamo che lo stress non è un nemico assoluto. Esiste una profonda differenza tra la pressione che logora l’efficacia e lo stimolo che attiva, motiva e spinge verso il raggiungimento dei risultati.
Comprendere il dualismo tra eustress e distress è il primo passo fondamentale per smettere di subire le scadenze esterne e iniziare a utilizzarle come alleate per la nostra crescita personale e professionale.

Gestione dello stress

Affrontare i momenti di forte pressione non significa cercare di eliminare ogni sfida dalla nostra vita, un obiettivo che sarebbe utopistico e persino controproducente per chi vuole crescere. Significa, invece, cambiare la nostra relazione con le sfide. Attraverso lo sviluppo di una nuova consapevolezza di sé e lo sviluppo delle proprie competenze relazionali, è possibile imparare a riconoscere i nostri personali attivatori di stress, direzionando tutta l’energia dello stimolo verso il raggiungimento dei nostri obiettivi più importanti.

Eustress: significato ed etimologia dello stress buono

Per comprendere a fondo questo concetto, è affascinante analizzare il termine eustress e la sua etimologia. La parola nasce dall’unione del prefisso greco eu- (chesignifica “buono”, “bene”, lo stesso che troviamo in parole come euforia o benessere) con il termine inglese stress (pressione, sforzo). Letteralmente, l’eustress è lo “stress buono” o positivo.
Si tratta di quella forma di attivazione che si manifesta di fronte a una sfida stimolante, un cambiamento desiderato o un traguardo importante, come un nuovo progetto lavorativo, un esame o l’inizio di una nuova avventura professionale. L’eustress non genera blocco o confusione, ma aumenta la concentrazione, la creatività, l’energia e la motivazione estrinseca, rendendoci pronti a dare il meglio di noi stessi nell’azione.

La sottile linea di confine tra attivazione ed esaurimento delle risorse

La differenza principale tra eustress e distress risiede nella nostra percezione di controllo e nelle risorse relazionali e pratiche che riteniamo di possedere per affrontare una determinata situazione. Quando sentiamo che la sfida è alla nostra portata e abbiamo gli strumenti per gestirla, lo stimolo rimane positivo (eustress).
Se la pressione si prolunga troppo nel tempo senza momenti di recupero, o se sentiamo che le richieste esterne superano le nostre reali abilità operative attuali, l’eustress si trasforma rapidamente in distress. Riconoscere questa transizione è vitale per evitare il sovraccarico operativo e la perdita di lucidità strategica.

Come riconoscere l’impatto dinamico dello stress sulla nostra vita

I due volti dello stress si manifestano attraverso segnali molto chiari nel nostro modo di agire e di pianificare, modificando radicalmente la qualità del nostro lavoro. Imparare a mappare queste reazioni ci offre una bussola fondamentale per capire quando possiamo spingere sull’acceleratore e quando, invece, è vitale riorganizzare le priorità.
I segnali dell’eustress (lo stress buono):
    • Attivazione a breve termine: la spinta energetica è temporanea e strettamente legata al raggiungimento di un obiettivo specifico.
    • Focus e lucidità: l’attenzione è totalmente focalizzata sul compito e le decisioni operative vengono prese molto più rapidamente.
    • Stato emotivo potenziante: si provano sensazioni piacevoli e stimolanti di eccitazione, entusiasmo e profonda fiducia nelle proprie capacità.
    • Sviluppo della resilienza: questo tipo di risposta allena e rafforza la nostra resilienza organizzativa nel lungo periodo.
I segnali del distress (lo stress negativo):
    • Pressione cronica: lo stimolo stressante non si interrompe, diventando una costante pervasiva delle nostre giornate.
    • Blocco emotivo: ci si muove all’interno di costanti sentimenti di frustrazione, preoccupazione e senso di impotenza rispetto agli eventi.
    • Crollo delle performance: l’efficacia professionale diminuisce drasticamente a causa della forte confusione operativa.
    • Dispersione delle energie: l’efficacia delle nostre azioni quotidiane si frammenta, esaurendo le risorse senza portare a risultati concreti.
Saper switchare l’energia dal distress all’eustress significa preservare la propria lucidità strategica, proteggere il proprio valore professionale e fare in modo che ogni sfida diventi un’opportunità di allenamento per il proprio potenziale.

Come l’interpretazione personale influenza la percezione dello stress?

Molti professionisti credono che lo stress sia causato direttamente dall’evento esterno, come una scadenza imminente, un cambio di obiettivi o un colloquio importante. In realtà, ciò che determina la nostra risposta non è l’evento in sé, ma il filtro attraverso cui lo osserviamo. Questo processo prende il nome di valutazione cognitiva dello stimolo: la nostra mente scansiona la situazione e calcola il rapporto tra la complessità della sfida e le risorse che riteniamo di possedere.
Immaginiamo due colleghi d’ufficio che si trovano improvvisamente a dover gestire un imprevisto: il computer aziendale si blocca a causa di un aggiornamento proprio un’ora prima di dover inviare un report settimanale.
    • Il primo collega vive la situazione come una catastrofe ingiusta e un blocco totale; inizia a lamentarsi, si convince che farà una pessima figura e che la giornata sia ormai rovinata. Questa lettura attiva il distress: la pressione si trasforma in frustrazione paralizzante, facendogli perdere tempo prezioso alla ricerca di un colpevole.
    • Il secondo collega si ritrova nella stessa identica situazione, ma reagisce diversamente. Valuta l’imprevisto come un contrattempo fastidioso ma gestibile: chiama subito l’assistenza e, nell’attesa, decide di sfruttare quell’ora per riordinare gli appunti cartacei o fare quelle telefonate ai clienti che rimandava da giorni. Questa interpretazione attiva l’eustress: la pressione si trasforma in flessibilità e pragmatismo, permettendogli di rimanere focalizzato e di ottimizzare il proprio tempo in modo utile.
L’evento di partenza è lo stesso per entrambi, ma il risultato sull’efficacia e sulla qualità della giornata cambia radicalmente in base al filtro utilizzato.

Il ruolo del coaching nella trasformazione dello stress

Il coaching è un processo di allenamento del potenziale orientato al futuro e all’azione.
Attraverso una relazione di partnership basata sull’ascolto e su domande potenti, il coach aiuta il coachee a mappare i propri fattori di pressione (stressors), a identificare i blocchi decisionali e a far emergere le risorse interne latenti. Il coaching allena la persona a ristrutturare i propri piani d’azione, a stabilire priorità chiare e a sviluppare nuove strategie organizzative, trasformando lo stato di distress paralizzante in un eustress proattivo e focalizzato sul risultato.

FAQ su Eustress e Distress

È possibile trasformare la pressione negativa in stimolo positivo attraverso il coaching?

Sì, è assolutamente possibile attraverso l’allenamento dell’autoconsapevolezza e la definizione di nuove strategie d’azione. Quando con il supporto del coach impariamo a mappare le nostre risorse, smettiamo di vedere un obiettivo come un problema insormontabile (distress) e iniziamo a affrontarlo come una sfida stimolante (eustress).

Qual è il confine tra il ruolo del coach e quello dello psicologo nella gestione dello stress?

Lo psicologo e lo psicoterapeuta intervengono in ambito clinico per curare stati d’ansia cronici, traumi o patologie legati al benessere della persona. Il coach, invece, lavora esclusivamente con persone che si trovano in uno stato di salute psicofisica e che desiderano un allenamento per migliorare la gestione del tempo, ottimizzare le proprie performance lavorative e definire piani d’azione efficaci per il futuro.

In che modo i manager possono applicare questi concetti per guidare il team?

I leader che utilizzano le competenze di coaching non cercano di eliminare le sfide lavorative, ma calibrano i carichi di lavoro in base alle reali abilità dei collaboratori. Promuovendo l’autonomia e offrendo feedback costruttivi, i manager mantengono il team nella zona dell’eustress, aumentando la produttività e la motivazione.

Qual è la differenza tra stress operativo e un blocco decisionale?

Lo stress operativo è la risposta immediata a un carico di lavoro o a una scadenza reale e presente che richiede energia. Un blocco decisionale, invece, si verifica quando il distress prolungato toglie lucidità, impedendo alla persona di scegliere una direzione chiara e bloccando l’avanzamento dei progetti.
Francesca Speciale Coach

Francesca Speciale, Coach e Creativa dell’Ecosistema MCI iscritta ad Asso.Co.Pro.
Facilitatrice di processi creativi e comunicativi applicati allo sviluppo personale e professionale.
Conduttrice del podcast “Essere Coach”.