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L’indagine sulle basi neurali della meditazione

Cosa succede nel nostro cervello quando siamo impegnati in attività di meditazione, mindfulness e visualizzazione? Che tipo di risposta neuronale?

Oggi, la risposta arriva dalle neuroscienze e da una ricerca condotta dall’Università di Pisa e un gruppo di monaci tibetani.

Infatti, le neuroscienze hanno approfondito lo studio dei correlati neurali dell’attività di meditazione, grazie alla collaborazione di un gruppo di monaci provenienti dal monastero di Sera Jey, in India. Questa struttura religiosa aveva accolto alcuni monaci tibetani in fuga dal controllo cinese sulla loro regione.

La ricerca dell’Università di Pisa

Ricercatori dell’Università di Pisa hanno avuto l’opportunità di studiare a fondo le pratiche di meditazione di questo gruppo di monaci esperti. Grazie a una convenzione tra l’Ateneo pisano e l’Università di Sera Jey, i ricercatori hanno potuto monitorare i monaci durante le loro sessioni quotidiane di meditazione, utilizzando dispositivi di misurazione fisiologica non invasivi.

Lo scopo della ricerca era di osservare cosa accadesse durante l’attività di meditazione, che tipo di risposta si poteva notare durante la pratica.

Due tipologie di meditazione a confronto

Lo studio ha confrontato i correlati neurali di due diverse tipologie di meditazione: quella concentrativa, volta a raggiungere uno stato di consapevolezza priva di contenuto e pensiero discorsivo, e quella analitica, in cui la mente viene diretta su un oggetto di riflessione da analizzare approfonditamente.

I tracciati elettroencefalografici risultanti dai due tipi di mediazione sono stati analizzati tramite modelli matematici, nel tentativo di mettere in evidenza le differenze a livello neurofisiologico durante la meditazione concentrativa e quella analitica.

Quindi, il gruppo di ricerca dell’Ateneo, composto da ingegneri del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione e da psicofisiologi del Dipartimento di Patologia Chirurgica, Medica, Molecolare e dell’Area Critica, ha lavorato sui dati raccolti nell’arco di diversi mesi.

In questo lasso di tempo, i monaci sono stati appunto monitorati nelle meditazioni quotidiane tramite il rilevamento di elettroencefalogramma, attività cardiaca e respiratoria.

I risultati della ricerca

L’analisi dei segnali elettroencefalografici ha mostrato che la meditazione concentrativa provoca un drastico cambiamento nella potenza del segnale in diverse bande spettrali, con un effetto più evidente nei monaci con maggiore esperienza di pratica.

Questo fenomeno è stato osservato con certezza in quei monaci con più di 20.000 ore di meditazione al loro attivo. Infatti, dobbiamo riconoscere che la routine dei monaci in ritiro prevede quattro sessioni di meditazione di due ore ciascuna ogni giorno per un totale di circa 3.000 ore l’anno.

I dati analizzati suggeriscono che la meditazione concentrativa permetta di sopprimere stimoli non rilevanti e distrattori, favorendo l’auto-consapevolezza. Per approfondire ulteriori ricerche che riguardino l’autoconsapevolezza o i processi di introspezione, si può consultare l’articolo sul Default Mode Network.

Implicazioni per il benessere

Questi risultati aprono nuove prospettive per comprendere meglio i meccanismi neurali alla base degli stati non ordinari di coscienza indotti dalla meditazione, dalle visualizzazioni e, in alcuni casi, dalla pratica della mindfulness, con potenziali applicazioni per il benessere psicofisico degli individui.

Neuroscienza, Visualizzazioni e Coaching

Alcuni coach professionisti sanno utilizzare le visualizzazioni per accompagnare i propri clienti in stati non ordinari di coscienza e facilitare, in questo modo, la motivazione, l’intelligenza intuitiva, la cognizione incarnata e la proiezione futura.

Ora sappiamo, grazie anche a questa ricerca, che tali pratiche hanno enormi benefici anche per altri aspetti. Purtroppo, sono pochissimi i corsi di coaching in Italia che includono nel proprio percorso uno strumento così potente ed efficace.

Per questo, la nostra Scuola di Coaching MCI ha inserito sin dalla sua prima edizione nel 2012 un modulo totalmente dedicato al linguaggio ipnotico e alle visualizzazioni. Credendo, fortemente, che il coach professionista oltre a possedere un corredo di domande potenti, debba anche saper utilizzare strumenti ulteriori.

Infine, suggeriamo la Teoria-U, una metodologia specializzata nel cambiamento e sperimentata presso il MIT di Boston, che da oltre 20 anni utilizza le visualizzazioni, il journaling e il social presencing theater.