Attraverso i tuoi occhi

Sono stato da sempre affascinato dallo sguardo delle persone.
Istintivamente è allo sguardo che ho creduto, più che alle parole; ho ritenuto gli occhi così potenti da instillare emozioni nelle persone che li guardavano.

Da ragazzo mi incantavano quegli attori che avevano un’espressività dello sguardo che trasmetteva forza, rabbia, compassione, amore e mi esercitavo davanti ad uno specchio a “comunicare” con lo sguardo… a dire il vero era una scelta anche di comodo, perché ero così timido che parlare con gli occhi piuttosto che con le parole sarebbe stata una gran comodità.

Non conoscevo affatto i meccanismi comunicativi degli occhi, ma intuivo ci fossero delle regole; era una questione di coscienza, più che di conoscenza: senti che una qual cosa funziona in un certo modo, ma non sai spiegarlo e allora studi, osservi, deduci, induci, provi fino a che non arrivi a sviscerare le regole di quei funzionamenti e, allora, conosci. E’ il viaggio dell’essere umano su questo pianeta denso di materia: passare dalla dimensione impalpabile della coscienza a quella tangibile della conoscenza, per poi arrivare alla consapevolezza. Sapere, Fare, Essere.

Ho iniziato, allora, a studiare, per comprendere che gli occhi, insieme all’udito, al gusto, al tatto ed all’olfatto sono i ponti tra il modo esterno, quello che chiamiamo realtà, e il mondo interno, fatto di pensieri, emozioni, sensazioni, esperienze. Sistemi rappresentazionali si chiamano.

E ogni umano, in base al contesto, ne usa uno in maniera primaria, un altro in maniera secondaria ed un terzo in maniera residuale. Quindi ognuno immagazzina dal suo contatto con la realtà, più suoni, immagini o sensazioni. Di conseguenza anche il suo linguaggio, i suoi gesti, la sua postura, il suo respiro, saranno influenzati da questo filtro.

Accade, poi, che con questi stessi strumenti restituiamo al mondo esterno quello che da lui stesso abbiamo precedentemente introitato.

Ed è così che nasce il linguaggio degli occhi. Sì perché nella fase di restituzione, gli occhi ci comunicano, ad esempio, se stiamo attingendo a sensazioni, suoni oppure immagini. Osservando, quindi, come si muovono gli occhi di un nostro interlocutore, sappiamo se è prevalentemente cinestesico (K), uditivo (U) oppure visivo (V).

La strategia che possiamo utilizzare è quella di porre una domanda al nostro interlocutore e osservare dove si muovono i suoi occhi prima che inizi a parlare per fornirci la sua risposta. Se guarderà in alto è un visivo (V); se lo sguardo andrà in orizzontale è un uditivo (U); se, invece, muoverà in basso è un cinestesico (K).

Questo accade perché i nervi ottici responsabili dei movimenti oculari sono prossimi al cervello e le aree dell’encefalo dove sono immagazzinate le sensazioni, le immagini ed i suoni sono aree differenti che verranno attivate a seconda di cosa andiamo a richiamare; in tale maniera, di riflesso, vengono stimolati i nervi ottici che determineranno un movimento non controllato degli occhi.

Basta una domanda ed un po’ di osservazione attenta per comprendere il linguaggio degli occhi.

Facendo questo, però, avviene una magia: entriamo in relazione empatica positiva (R.E.P.) con il nostro interlocutore, perché, come scriveva David Grossman nel suo Con gli occhi del nemico, “Quando abbiamo conosciuto l’altro dall’interno, da quel momento non possiamo più essere completamente indifferenti a lui.”

Quando siamo in “rapport” con un altro individuo, si attivano i neuroni specchio e, in maniera del tutto inconsapevole, modifichiamo il nostro linguaggio verbale, il nostro tono, la nostra prossemica, i nostri gesti, adeguandoli a quelli dell’interlocutore.

Di tutto questo abbiamo parlato, in questo ci siamo sperimentati e cimentati con esercizi pratici, nel webinar “Attraverso i tuoi occhi” della rassegna “SPERIMENTA IL COACHING” di Master Coach Italia.

Marco Diodato
(Coach MCI e Referente della Scuola di Coaching MCI Pescara)