Essere ottimisti? Di questi periodi? Ma come si fa?

Lunghi giorni di degenza ci vedono protagonisti, chiusi all’interno delle nostre case, di un periodo caratterizzato da emozioni e stati d’animo molto più negativi che positivi. Questo accade perché le “costrizioni” imposte da fattori esterni, influenzano notevolmente il nostro tempo, i nostri spazi, i nostri comportamenti e, non per ultimo, le nostre relazioni. Eventi del genere potrebbero condurci a focalizzare l’attenzione su quello che ci riserva il futuro; il che non darebbe problemi se pensassimo a qualcosa di positivo.

Ma, cosa ci aspetta?

“Ci ammaleremo tutti, arriverà la catastrofe e tutto questo per colpa nostra”

Oppure

“Prima o poi tutto questo finirà e torneremo alla normalità. Si, è vero che questo virus sta dando molti problemi ma come ogni virus morirà e noi ci riprenderemo le nostre vite. Abbiamo sicuramente una responsabilità in questo ma purtroppo non tutto è sotto il nostro controllo”.

Frasi di questo diverso genere, contraddistinguono due categorie di persone: i pessimisti e gli ottimisti.

I primi, pensano che gli eventi negativi durino molto tempo, che distruggano tutto e che siano la conseguenza di colpe proprie; di converso, gli ottimisti sono dell’idea che le cause siano circoscritte ad uno specifico evento, che gli eventi stessi abbiano un inizio ed una fine e che non siano -sempre- da attribuire a colpe proprie.

Permanenza – Pervasività – Personalizzazione

Pemanenza (durerà per sempre), pervasività (sarà una catastrofe) e personalizzazione (è colpa mia) sono le tre caratteristiche di chi ha uno stile esplicativo pessimistico. Lo stile esplicativo è il modo in cui ciascuno di noi spiega a sé stesso il perché di quello che accade. Uno stile di questo genere è il grande modulatore dell’ impotenza appresa che è la rinuncia, la risposta di abbandono che segue al credere che qualsiasi cosa tu possa fare, non è importante.

L’importanza del controllo personale

Il concetto dell’impotenza appresa è piuttosto interessante. Nasciamo impotenti; basti pensare ad un bimbo appena nato ed alla sua incapacità di poter soddisfare i suoi bisogni in maniera del tutto autonoma, motivo per cui, attraverso il pianto, “richiama” l’attenzione di qualcuno che possa assolvere a questo compito. Ma pensiamo anche agli anziani che, arrivati ad un certo stadio della loro vita, probabilmente hanno difficoltà a camminare da soli, piuttosto che a mangiare da soli o addirittura alla loro incapacità di controllare gli sfinteri. Infanzia e vecchiaia rappresentano gli antipodi di un processo di emancipazione attraverso cui ciascuno di noi passa da uno stato di impotenza ad uno di controllo personale.

L’impotenza

Il concetto dell’impotenza fu scoperto accidentalmente nel 1967 dallo psicologo americano Martin Seligman, durante una serie di esperimenti di laboratorio; egli scoprì che un animale sottoposto ripetutamente a una scossa elettrica (senza possibilità da parte sua di evitarla), una volta messo nelle condizioni di poter fuggire dalla gabbia per evitare la scossa, effettivamente poi non lo faceva. In poche parole, l’animale aveva appreso che la situazione negativa era inevitabile e non dipendeva dal suo comportamento. Aveva appreso il concetto di impotenza. A seguito di questo esperimento, Seligman ne condusse molti altri con l’ausilio di altri psicologi interessati a stabilire i tratti distintivi che differenziano le due categorie di persone, e lo fece per 25 anni!

Siamo noi a condurre la nostra vita

Se è vero che alcune cose non possiamo controllarle (teoricamente, al giorno d’oggi), tipo il colore degli occhi o dei capelli, la nostra razza, la forma del nostro naso, ce ne sono altre su cui abbiamo il pieno controllo: COME CONDURRE LA NOSTRA VITA, come guadagnarci da vivere, come gestire le nostre relazioni e così via. Molti di noi, però, credono di non aver la possibilità di controllare neppure queste cose controllabili…i famosi pessimisti ☹

Una buona notizia

Una buona notizia c’è: questi ultimi possono diventare ottimisti. Come? Acquisendo una serie di abilità cognitive, studiate e sperimentate nei laboratori scientifici elle cliniche di autorevolissimi psicologi e psichiatri. Per tale ragione, ciascuno di noi, fosse anche il peggior pessimista di tutti i tempi, può migliorare il proprio modo di pensare.

I vantaggi

Diventare e pensare da ottimisti, porta con sé, non pochi vantaggi. Studi empirici dimostrano che queste persone rendono meglio a scuola, nel lavoro, nello sport, si ammalano meno, vivono meglio e più a lungo. L’ottimista si rialza dalle sconfitte e, anche di fronte a duri colpi, REAGISCE! Bisogna, però, fare attenzione al “come” si è ottimisti. Questo perché quando si ragiona in questi panni e nei confronti delle situazioni che accadono, bisogna chiedersi quale è il “costo del fallimento”. Esempio: ad una serata con amici, dopo aver bevuto abbastanza ed essendo consapevole della pericolosità del mettermi alla guida, piuttosto penso “ma si che ce la faccio a guidare. Andrà tutto bene e sicuramente arriverò a casa sano e salvo!”. In questo caso, il costo del fallimento – potrei fare un incidente- è piuttosto alto e la visione ottimista è imprudente. Al contrario, se un agente di vendita deve fare una telefonata in più, all’ennesimo possibile cliente, al massimo rischierebbe un rifiuto…allora la chiamata potrà farla, perché il rischio è praticamente nullo.

Il set di abilità a disposizione

Il set di abilità che ci consente di modificare positivamente in nostro stato esplicativo consiste nell’apprendere la capacità di dialogare adeguatamente con noi stessi di fronte ad eventi “particolari”.

Martin Seligman (clicca qui), ai fini dei suoi studi, utilizzò la tecnica ABCDE sviluppata dal terapeuta americano Albert Ellis all’interno della terapia cognitiva.

A sta per Avversità – l’evento che si verifica

B sta per Credenza – cosa pensiamo rispetto all’evento che si verifica

C sta per Conseguenza – lo stato d’animo che ci pervade e conseguente al nostro pensiero.

Soffermiamoci su questi primi tre aspetti e facciamo un esempio:

A: Avevo deciso di iscrivermi ad un corso di ginnastica ma quando sono entrata in palestra ho visto intorno a me solo corpi sodi e tonici.

B: Mi sono chiesta cosa ci facessi lì; non era proprio luogo per me perché sono una balena.

C: Mi sento così triste ed angosciata.

La tecnica Ellis (clicca qui), conduce una ristrutturazione del pensiero, dopo che si siano verificate le prime tre condizioni. Quindi, per migliorare il nostro modo di vedere la cosa, prevede l’aggiunta di altre due lettere, D ed E.

D indica la Discussione o la Distrazione ed E l’energizzazione. E’ bene sapere che sia la discussione che la distrazione ci allontanano dai nostri pensieri negativi. Pensiamo ad esempio ad una distrazione che verrebbe in aiuto nel momento in cui ci assale il pensiero negativo: suonare forte un campanello, toccarci un braccialetto che ci riporti mentalmente ad un ricordo positivo, battere forte una mano sul tavolo, rappresentano una serie di escamotage che riescono a STOPPARE il pensiero negativo quando arriva. Dire: ”STOP, ci penserò più tardi” ad alta voce con uno dei gesti suggeriti, può essere uno strumento molto efficace per reagire. Stesso discorso per la discussione; quest’ultima rappresenta un rimedio più radicale e duraturo che ci consente di attaccare il pensiero e metterlo in discussione, come se ragionassimo noi stessi col nostro pensiero per poterlo sviscerare e vedere da un altro punto di vista.

Esempio

Torniamo ora all’esempio della tipa che aveva deciso di iscriversi in palestra.

Arriva il suo pensiero: “non è posto per me, sono una balena!”. Può usare la distrazione o la discussione per allontanarsi da questo pensiero.

  • Distrazione: potrebbe “accarezzarsi i capelli” come ancoraggio per pensare a qualcosa che a lei piace molto di sé stessa (ho dei bellissimi capelli) piuttosto che stringere tra loro e con forza le sue mani. In entrambi i casi potrà dirsi “STOP, domani ci penserò!”.
  • Discussione: “Si, in effetti in palestra, molti sono tonici ma non sono l’ unica ad essere un po’ in carne. Ho esagerato a considerarmi una balena, non sono poi così sgraziata”.

 

Messo in atto una delle due D, si passerà alla E ovvero all’Energizzazione quasi a voler dare energia al momento successivo alla distrazione o alla distrazione. Aggiungere a voce alta ”Ora mi sento molto meglio. Sono serena e continuerò ad andare in palestra per ottenere risultati soddisfacenti.

 

Si passa insomma attraverso una serie di step che, se allenati costantemente (un po’, appunto, come andare costantemente in palestra), portano a risultati notevoli. Questo è estremamente efficaci quando in nostro modo di interpretare gli eventi, trascina con sé un alone tutt’altro che positivo.

 

Il periodo che stiamo vivendo sarà per noi un’ottima occasione, non solo per allentare la tensione che lo contraddistingue ma anche e soprattutto per allenare pensieri positivi che ci condurranno a vivere una vita migliore e più felice!

Samanta Mancini

(Coach e Referente della Scuola di Coaching MCI – Foggia)