L’angelo delle Favelas – la storia di chi ha SCELTO

Si dice che quando trovi il tuo IKIGAI (clicca qui) dai un senso alla tua vita e questo è proprio ciò che ha fatto Franco Urani.

BIOGRAFIA

Franco Urani (1930-2009) è stato presidente FIAT in Brasile e Sudamerica e, successivamente, consulente aziendale, almeno sino a quando non ha lasciato la sua mansione da leader per dedicarsi – più o meno inconsapevolmente – al suo Ikigai:

Dal 1980 al 2009, infatti,  ha realizzato diversi progetti umanitari, quali Para Ti (clicca qui) e Favela Barrio (clicca qui), diventati in seguito famosi nel mondo e fonte di ispirazione e di interesse per ricercatori di enti, aziende e università nonché progetti-pilota per Rio de Janeiro e per rivoluzionare il rapporto con le aree urbane povere di altre città in tutto il Brasile.

Cos’è l’ikigai

Il concetto di Ikigai è riconducibile all’incontro di “Iki” ovvero “vita” e “gai” ovvero “ragion d’essere”: ragione di vita, gioia di vivere, senso della vita, il sentirsi vivo, la propria personale ragion d’essere da diffondere intorno a noi.

Franco Urani e l’Ikigai

Franco Urani un torinese carioca. La forza del riconoscimento del proprio Ikigai puà generare questo: una vera e propria rivoluzione, non solo personale ma collettiva. L’ikigai infatti si articola in 4 aree tematiche:

  • ciò che amiamo fare;
  • i nostri talenti;
  • ciò di cui il mondo ha bisogno
  • qualcosa per cui potremmo essere remunerati.

La scoperta del proprio ikigai genere una vera rivoluzione dentro di noi. Non a caso il libro autobiografico di Urani si intitola “Una rivoluzione possibile” (clicca qui). La sua storia è la stroria di un uomo a capo di un impero che, in un momento storico così particolare come quello del boom economico degli anni 80, SCEGLIE di lasciare tutto per aiutare gli altri, scelgie di seguire quello che sente essere il suo Ikigai, probabilmente ignorando tutto il concetto di Ikigai. il destino degli altri era il suo destino, gli altri erano il suo ikigai.

Chi sono gli altri? Gli altri sono: quelli meno fortunati, quelli che ti abitano accanto, quelli che stanno occupando il tuo terreno.

Ed è così che Franco capovolge i relativi di una frase e gli altri diventano “NOI” “NOI ALTRI” che abitiamo insieme uno spazio, un quartiere (Barrio) non più una Favela. Franco si batterà ed investirà in prima persona per la fogna, per l’acqua potabile, comprerà i terreni e li rivenderà agli abitanti a prezzi agevolati e/o simbolici rendendoli proprietari e non più occupanti abusivi. Ma l’azione più bella e spontanea Franco la farà con i suoi figli: Andrea e Lidia abiteranno le stesse piazze dei NINHOS, gli stessi giochi  dei NINHOS e saranno i figli del quartiere. Andrea e Lidia sono i NINHOS di quella Favela.

Franco Urani OGGI

Passeggiare oggi con Lidia per la Favela vuol dire incontrare Francisco e prendere con lui una capirinha, vuol dire abbracciare Louis e Teresa, i bambini che frequentano la Ong Para TI. Vuol dire vedere l’ONDA che Franco ha generato e lasciarsi accarezzare sulla sua battigia.

Come riconosce il suo Ikigai l’angelo delle Favelas?

«Mai avevo visto piovere tanto come in quella notte: cascate d’acqua si riversavano da un cielo plumbeo e io guardavo dalla finestra, preoccupato per le circa trenta baracchette, l’una accanto all’altra, ancora assai precarie data la grande povertà degli abitanti che avevano invaso il vicino terreno assai declive nel 1980.
A un certo punto, verso le due di notte, sentii uno schianto, che poi seppi causato dalla rottura della fondazione di una casetta sulla parte più elevata del terreno. Per circa un minuto non sentii più nulla e poi, in un battibaleno, vidi esterrefatto tutte le trenta baracchette crollare una sull’altra dall’alto in basso. Vi dovevano abitare non meno di ottanta persone.
Mi informai immediatamente e, grazie a Dio, il breve intervallo tra la rottura della fondazione e i crolli era stato sufficiente per allontanare tutti gli abitanti che erano sani e salvi. Ovviamente ero pronto per aiutare, ma mi si poneva il quesito su che cosa fare subito. La tentazione era di lasciare accampare immediatamente gli ottanta disgraziati a casa mia, ma poi che cosa sarebbe accaduto?»

Franco ha riconosciuto il proprio Ikigai così e chissà che qualcuno incontrando questa storia non riconosca il suo.

 

Luigia Marino

(Coach e Allievo Scuola di Coaching MCI)

 

Related Post