Almeno una volta nella vita ti sarà capitato di fare un viaggio in treno.
Hai mai notato cosa è scritto sul vagone di un treno di lunga percorrenza? No?
Te lo dico io, c’è scritto “COACH”.

Chi è il Coach?

Cosa rappresenta il termine coach?
La parola ha origine nel XVI secolo in Francia, laddove “coche”, identificava un mezzo di trasporto trainato da cavalli e condotto da una guida.
Nel XIX secolo, in Inghilterra, il termine assume una connotazione differente, andando a rappresentare per gli studenti universitari, i migliori tutor, ovvero coloro che li avevano accompagnati nel percorso di studi come una vera e propria guida degna di rispetto e autorevolezza.
Ma il termine prende realmente forma, come la si interpreta al giorno d’oggi, negli Stati Uniti D’America, dove il coach nasce per sviluppare e incrementare la prestazione sportiva finalizzata al raggiungimento degli obiettivi.

Il pioniere del coaching, colui che ha dato il contributo più importante al coaching moderno nella seconda metà degli anni ’70 del Novecento, è stato W. Timothy Gallwey, allenatore della squadra di tennis dell’Università di Harvard. Egli fu il primo a buttare giù i principi di base del coaching, sostenendo che: “C’è sempre un gioco interiore in corso nella nostra mente, non importa in che altro gioco siamo impegnati. Il modo in cui lo affrontiamo è quello che spesso fa la differenza tra il nostro successo e il nostro fallimento“.

Torniamo ora in stazione!
Pronti per partire alla scoperta di “chi è il Coach”?

Il viaggio inizia nella stazione di partenza, STATO PRESENTE e termina nella stazione di arrivo, STATO DESIDERATO.
A bordo sale il passeggero, il COACHEE.

Colui che avverte uno stato di disagio, un problema, una insoddisfazione di fondo nel luogo in cui è, e che desidera migliorare se stesso.
La carrozza è guidata dal coach.

Quindi chi è il coach?

È una guida che ascolta il coachee, empatizza con lui, ed in una relazione di reciproca fiducia, lo accompagna delicatamente nel luogo in cui lui possa raggiungere un maggior stato di benessere.
A bordo ci si guarda con attenzione, impegnandosi nel vedere bene ciò che il corpo del passeggero esprime, e come lo esprime.
Ci si ascolta attentamente e si sospende ogni forma di giudizio e di pregiudizio.

Per poter comprendere il perché del viaggio del coachee e dove egli voglia arrivare, quale sia l’OBIETTIVO che egli voglia raggiungere, il coach pone delle domande.

Domande che nel coaching sono definite “potenti” e che servono per destrutturare le convinzioni limitanti, per consentire al viaggiatore di guardare il panorama da altre prospettive, per “aprire il dubbio”.

Si richiama alla memoria l’operato del grande Socrate che attraverso la Maieutica, l’”Arte della levatrice”, era solito aiutare il proprio interlocutore a “partorire” le verità che egli custodisce dentro di sé e che aspettano solo di essere rivelate.

E sarà proprio quando arriveranno le rivelazioni che il passeggero potrà, finalmente, scendere dal treno per proseguire il suo cammino da solo perché solo allora, avrà trovato tutte le risposte e potrà finalmente vivere felice e soddisfatto.

Samanta Mancini
(Coach MCI e Referente Scuola di Coaching MCI – Foggia)

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