Non basta esprimere un desiderio: devi anche dargli una chance.

P. Marrone

 

Pensaci un momento su: sei bravissimo ad esprimere desideri.

Magari sul tuo comodino c’è persino The Secret, ovvero il libro de il desiderio che diventa realtà per antonomasia. Non starò qui a sciorinarti i suoi record di vendita da best seller, ma dimmi, campeggia anche nella tua libreria?
Sai io ci ho provato a strofinare forte forte forte, per vedere se il genio balzasse fuori dalla lampada, come nella favola di Aladino, e pronunciasse le fatiche parole “Dimmi padrone! Qual è il tuo desiderio?

E io, a voce alta “Il mio desiderio è…” bla bla bla. Solo che è tutto lì.
In quel Bla Bla Bla il punto, il dato, il problema. Ti pare che un desiderio sia una cosa pronta, lì, ferma come nel carrello di un e-commerce, che aspetta giusto un click per essere ordinato?
Ti pare?
E andiamo… e la carta di credito qual è?

Quanto piena devo averla?

Qual è il costo?

Ammettilo, te le sei fatte anche tu queste domande. E se non fosse così, ora, insieme a me le vedi comparire all’orizzonte, sono diventate un dato, il tuo dato, il punto della questione.
Perché ogni domanda è ricca di senso.

Smettiamola con questo pensiero positivo che tutto avvera.

Ci vuole un costo… dai, quanto costa sto desiderio? Già… quanto, ma, soprattutto, come costa questo desiderio?
Qual è la moneta giusta per dare a un desiderio la chance di diventare realtà?

È tutta colpa delle favole, infondo, di quelle antiche, come Aladino e il suo Genio e Cenerentola, o di quelle moderne come The Secret.

Ora, voglio farti questa domanda e ti chiedo di rispondere lentamente: come mai delle favole ci ricordiamo solo la frase prima delle parole The End, ovvero e vissero felici e contenti?

Eppure, per citare il titolo di un libro di Gramellini, ci ricordiamo solo l’Ultima Riga delle Favole e quell’inciso sonoro che ci soffia nella memoria quell’alone di speranza, forza, propositività e vitalità che i sogni diventano realtà.

Ora, ti chiedo di perdonarmi se sto per affondare le mie parole di lama nel burro dell’ovvietà: ma tu le favole te le ricordi dettagliatamente?

La trama intendo, quel fantastico e funambolico intreccio di personaggi improbabili – dai nani, alle case di marzapane, alle mele avvelenate, agli specchi parlanti, alle scarpe di cristallo, alle bacchette cantanti, e compagnia bella – te la ricordi sul serio?

Perché, se te la ricordi sul serio, saprai bene che tutto quello che precede il lieto fine non è poi così lieto come l’ultima riga della favola.

Anzi, è un raffinato coacervo di eventi sapientemente concatenati tra loro, di drammi, possibili traumi, violenze psicologiche, mobbing, unpolitically correct, che si presentano nel loro abito migliore alla corte dei protagonisti.

Non ce n’è una che si salvi.

E puoi anche divertirti a trovare la versione più integrale e meno dorata (vedi Biancaneve dei fratelli Grimm) per verificare quanto ti sto dicendo. Certamente troverai efferatezze ben peggiori di quelle che ti sto scrivendo qui.

Persino nel classico dei classici, dove gentilezza, coraggio, bellezza, buone qualità e perdono si fondono per trovare giusta abitazione nella personalità delle principesse orfane (che già quello potrebbe trasformarle in disadattate nella società odierna) esistono difficoltà, pericoli, rischi che le portano quasi sul baratro e alla fine dei propri giorni.

E poi, alla fine, se ci fai caso, si salvano praticamente da sole per conquistare pezzi di sentimento e di diritti con la propria forza e il proprio modo di essere, con la costanza di guardare oltre, senza mai rinunciare alle lacrime, alla vulnerabilità e allo sconforto.

 

Ora rifletti, l’ultima riga della favola NON è la favola.

 

Il desiderio non è una favola.

È un’avventura, una trama folle di eventi talvolta catastrofici, un viaggio infinito in se stessi per tirare fuori costantemente quel barlume di vita che porti il cuore oltre l’ostacolo.

Persino nelle favole, il desiderio costa, costa tanto.

 

Quello che però ti insegnano le favole, lì, con quell’ultima riga, è che per arrivare a scriverla devi passare attraverso quell’intreccio formidabile di assurdità che ti spalancano bocca e occhi e ti accapponano la pelle.

Devi attraversare quel rinunciabile manipolo di accadimenti con un animo che non può sedersi, ma deve lottare.

Puoi concederti di riposare, di cadere e ferirti e persino pensare di rinunciare.

Tuttavia, per arrivare a scrivere quell’ultima riga della tua storia è fondamentale che tu ti rialzi, con il cuore denso di speranza, di merito, di voglia, di senso di te (lascia perdere la giustizia che quella non la trovi nemmeno nelle favole).

Il senso di conquista, di vitalità e di sorpresa verso il desiderio: ecco, questi sono sentimenti buoni, questo è il prezzo migliore da pagare perché tu dia quella chance al tuo desiderio.

Non serve il senso puro del riscatto (e basta) o la vendetta o “è arrivato il mio momento”, perché facci caso: nessuno di questi personaggi vive solo di questo. Se si rialzano è perché quel desiderio si è intriso di emozioni che fanno rima con quella stessa emozione che ti ha accompagnato alla fine della favola, in quella benedetta ultima riga.

 

Solo che poi, ti sei dimenticato del resto perché ti sei incantato in quella riga.

Un resto che forse nella tua vita vera chiami lavoro mancato, esame sbagliato, partner lasciato, affari che non decollano, chiamalo come vuoi quell’intreccio di eventi.

Forse però non ti sei accorto che stai scrivendo la tua storia e se scrivi sempre la stessa che gira in tondo come un serpente arrotolato, beh, non arriverai mai all’ultima riga, a quel lieto fine!

 

E se ci fosse il modo per rialzarsi finalmente?

Interrompere gli eventi di trama e finalmente arrivare a quella ultima riga della favola? Se ci fosse chi è pronto ad insegnarti come fare?

Abbiamo un’ultima riga per te, può diventare la prima di una nuova splendida storia, leggiamola insieme.

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