IL VULCANO INSEGNA LA LEZIONE COACH: IL SUCCESSO A PASSO PICCOLO COSTANTE

Questa è una lezione che ho imparato. E’ una storia vera.

Una storia che mi si è scritta con il sudore sulla pelle. Perché sono quelle che come capita anche a te, ti accadono e non assomigliano né ai libri né ai film. Sono semplici. Ordinarie. Straordinarie per te che è la prima volta che le vivi.

Questa lezione me l’ha insegnata un vulcano. Si, hai capito bene. Un vulcano mi ha insegnato una delle qualità più importanti che NOI esseri presi dal vortice della velocità del movimento dimentichiamo spesso.

Una di quelle qualità che fanno la differenza tra AVERE SUCCESSO e perdersi e perdere con l’amaro in bocca.

Tu lo vivi ogni giorno probabilmente, quel momento in cui DECIDI e SCEGLI se andare avanti o tornare indietro o FERMARTI.

Ne viviamo ogni giorno. Qualcuno con una incidenza maggiore sulle conseguenze della nostra vita…altre meno. Ma al cuore, all’anima e alla mente fa poca differenza quella INCIDENZA delle CONSEGUENZE.

Perché alla mente fa differenza l’azione, il gesto, l’attitudine, la scelta. Non importa verso cosa o chi.

Ma torniamo al fatto …alla storia appunto.

Ero a Java, isola indonesiana. Sono allenata. Sono le 2 di notte e io e il mio gruppo con la nostra coordinatrice iniziamo il trekking verso la vetta del vulcano Kawa Ijen, uno dei più importanti vulcani dell’isola.

Di per sé la lunghezza del tragitto non sembra particolarmente sfidante. Siamo sotto i 3 km. Ce la si può fare. Certo è notte fonda. Non si vede granchè e siamo in montagna con le attrezzature e la lucina. Siamo in molti a salire. Non solo noi 16. Ce la possiamo fare. Restiamo uniti. Si può andare.

Il percorso aveva inizio. Iniziano i passi e baldanzosi andiamo. Saliamo veloce al principio, prima che la guida autoctona ci allerti delle pendenze. Sono previste pendenze in salita sui 600 mt. Non sono una pratica del trekking …probabilmente non solo io, ma anche gli altri compagni di viaggio. Tutti tranne la mia coordinatrice che invece di alpinismo e trekking si intendeva eccome.

Inizia la prima salita, poi l’altra e l’altra ancora.

E comincio a sentire una certa fatica. Il sudore comincia ad andare copioso sotto la maglia termica. Sento l’ossigeno rarefarsi e la fatica appesantire muscoli e articolazioni. Faccio uno sforzo dopo l’altro per stare dietro il gruppo. Salgo, sforzo, salgo ancora, respiro dopo respiro. So che sto sbagliando. Sto respirando a bocca aperta e non si fa. (Avrebbe dovuto dirmi qualcosa…cercavo più ossigeno per il ritmo che mi ero imposta o avevo scelto di seguire per star dietro al ritmo del gruppo).

Mi dico: cavolo sono tutti atleti, che cavolo di corsette smilze faccio ogni volta…Non servono a niente.

Era notte, un freddo cane, io sudavo e non avevo ossigeno. La milza mi doleva. Le salite non cessavano. E io, ad un punto preciso della salita DECIDO di fermarmi.

Non avevo fiato. Non ne avevo più. Non avevo nemmeno le lacrime della frustrazione perché stavo letteralmente per mollare.

Non ce la potevo fare, mi ripetevo. Dovevo ammettere a me stessa che alla mie età non ce la potevo fare.

Avevo ravanato nello zaino delle scuse/giustificazioni tutte quelle più attendibili per darmi per buona la scelta di MOLLARE.

Ad appena ¼ di strada, io …stavo per mollare.

Ero stanca. Non volevo più sentire la fatica.

Non mi immaginavo nemmeno più sulla vetta. Immaginavo gli altri e la mia delusione. Non ne avevo più.

“Un momento così mi è capitato nella vita altre volte. Alla fine molli, può succedere. Non c’è niente di male”.
Questo treno di pensieri è andato avanti mentre cercavo di bere acqua e ragionare con il sudore che mi aveva letteralmente lavato i capelli a modo suo, a 8 gradi Celsius. In montagna.

Ecco, la solita. Molli Danila!
Il pensiero castrante colpisce anche noi coach. Quando la vita ci ricorda che siamo esseri umani.

Per fortuna però, di coach siamo circondati. Soprattutto quelli inconsapevoli e preziosi. La mia coordinatrice non mi aveva mollata. Io avevo mollato me stessa ma lei no. Non mi aveva affatto mollata.

Si è fermata con me. Mi ha fatto bere. Spogliare dei pesi nonostante il freddo (via cappello, sciarpa e giacca a vento aperta). Si è messa a guardarmi e mi ha detto: “TU NON MOLLI. NON ESISTE CHE RESTI QUI. Ora vieni con me. Un passo alla volta. Devi solo trovare il TUO RITMO. Un passo dopo l’altro. Guarda davanti in terra i tuoi piedi. Un passo dopo l’altro. Piccolo. Costante.”

“Piccolo. Costante” mi ripeteva. E osservava i miei piedi. Rallentava con me mentre il gruppo andava verso l’alto ad un ritmo non mio.

Lei era con me. Mi ripeteva: trova il tuo ritmo. Un passo dopo l’altro Piccolo. Costante.

Le sento ancora adesso nelle orecchie le parole di Jessica. Piccolo. Costante. Anche quando pensavo di non farcela e di ri-mollare, lei non mi mollava. Piccolo. Costante.

E un passo dopo l’altro le salite si erano placate, erano diventate sentieri di piano, sulla parte superiore del vulcano. Piccolo. COSTANTE. Ci ero arrivata. Su in alto. Dove era la bocca del vulcano riempita di zolfo poco accogliente.

A me sono sembrati i fumi della vittoria.

Ero arrivata in alto. Dove NON pensavo di arrivare. Dove non mi immaginavo nemmeno di giungere perché NON credevo di poterlo fare. La sofferenza fisica e la mia mente mi stavano facendo mollare.

Ho pensato a quante altre volte ho mollato per lo stesso motivo. Non tante, certo. Ma anche nelle piccole cose, MI SONO PROPRIO PERSA quel PICCOLO COSTANTE, passo dopo passo, che ti porta veramente dove non pensi di arrivare.

Mi ero sentita sola al momento in cui avevo scelto di mollare. E’ una solitudine bastarda. La solitudine è un pensiero che ti ammazza se lo lasci andare. Solo che quando sei sul sentiero giusto, arrivano quelle persone preziose che ti ricordano che ci puoi arrivare. Non credo che capitino per caso.

Ti ricordano che hai l’OCCASIONE per CAMBIARE l’inerzia delle cose, per ANDARE OLTRE IL TUO LIMITE, per SUPERARE il tuo stesso pensiero…anzi, di CREARNE UNO.

La mia occasione si chiamava Jessica.

Magari stai pensando: andiamo coach era solo un vulcano!

Sì è vero. Solo un vulcano. Ma era l’unica occasione che avevo di esplorarlo fino in alto con il mio gruppo. L’unica in quel momento. L’unica in cui potevo fare la differenza della mia solita storia del non farcela fisicamente, perché non sono fatta per lo sforzo fisico.

E’ che ho realizzato che non era una gara. Non era un trofeo. Ero io.

E Jessica con il suo PICCOLO COSTANTE me lo ha bene insegnato. Ci sono cose che NON immaginiamo nemmeno di saper fare, imparare. In momenti di viaggio poi. Figuriamoci.

Eppure, quel passo piccolo costante, mi ha insegnato una delle qualità migliori che chiunque che voglia andar lontano e avere quel successo FELICE nella propria vita dovrebbe imparare: rendere umani, piccoli e costanti quei passi, quelle azioni che a volte sembrano GIGANTESCHE se le pensi tutte insieme.

Perché quando sali la vetta accade che l’ossigeno sia meno e tu respiri male. Non è che non ce n’è. Stai solo respirando male. Non lo sai. Finchè qualcuno non te lo insegna.

Ecco…un passo dopo l’altro, piccolo costante. Arrivi. In vetta. Dove tutto è diverso. Anche l’alba. Ed esiste quella volta. Solo quella volta per impararlo. Poi diventerà tuo. Normale, E POTRAI scalare le vette di volta in volta. Andando più in alto.

Felice di esserci arrivata. Perché hai dato quello che non pensavi di avere. Perché hai respirato quando pensavi di soffocare.

Perché hai DATO FIDUCIA a qualcuno che in quel momento sapeva di tequello che tu NON SAPEVI di te stesso.

Quante persone intorno hai come Jessica?

Trovale. Ora. Costruisci il tuo gruppo di persone che siano incoraggianti, pragmatiche e competenti.

Perché arrivare in vetta da soli è soddisfacente, ma farlo insieme ti rende veramente FELICE.

Daniela Marrocco (Business Coach e Docente Scuola di Coaching MCI)

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