Elogio dell’assenza. Perdersi per ritrovarsi.

Non il silenzio di certi cortili assolati nei borghi di mare alla contr’ora, non la notte senza respiro nè luci, non l’incantamento a bocca aperta del vuoto pneumatico, ma il vedersi correre e il volersi raggiungere.

L’assenza dall’altro di sé ormai autonomo e sfidante, disturbante, irritante, efficiente, frenetico, performante, la vita in un’agenda che è coazione al fare, al dovere di condursi e di concludere costi inclusi, follia straniante del gerundio della necessità.

La volontà di perdermi e rimescolare le carte “mio il gioco mia la mano” ( cfr Daniela Marrocco Coach e Docente della Scuola di Coaching MCI)

Così mi sono ritrovata ad essermi durante il mio primo incontro.
Iscritta d’ufficio per palese necessità presso MCI (Master Coach Italia) Scuola di Coaching, per apprendisti e aspiranti coach di se stessi, trainer, allenatori, motivatori alla riscoperta di se stessi.

La fatica del dialogo interiore del gnōti sautón. In primis conosci te stesso indi sceglifinalmente cambia riscrivendo la tua storia (cfr. Pasquale Adamo Coach e Direttore della Scuola di Coaching MCI)

Accarezza il tuo volto bambino, asciuga le sue lacrime, prenditi per mano e vivi pienamente: si sprigiona forza nella consapevolezza, l’energia fluisce ritrovando le vie, i modi e l’obiettivo: ben fatto!

L’essermistanza, sedie, scrivania, lavagne fissa e a fogli mobili, un campanello da concierge, un tempo per tutto e per tutti, tempo tiranno vorace vs tempo amico, tempo per sé, tempo della coscienza che si svolge e del successo che si costruisce.
Il tutto si trasforma in un esserci: noi e i nostri volti emozionati.
Splendidi i miei compagni di ricerca, sognanti, sorridenti, intensi, liberi di esprimerci ed esprimere emozioni nella relazione efficace, nelle parole potenti e negli abbracci che danno e tengono, avvolgenti ed accudenti (cfr. Vincenza Tridente Coach e Tutor della Scuola di Coaching MCI).

Perdersi per farsi la domanda giusta, per esplorare l’alfabeto dell’inconscio, per entrare in relazione empatica con l’altro (cfr. Marilena Satalino Coach e formatrice della Scuola di Coaching MCI), per coscientizzare le convinzioni limitanti e lanciare il cuore oltre l’ostacolo, per negoziare le conflittualità: nè aut aut,  nè et et,  c’è una terza via d’uscita, per strutturare un obiettivo raggiungibile: è una matrice il metamodello, per non vedersi correre, ma mettere i piedi nella giusta posizione: sui blocchi di partenza…3 -2 -1 vai!

Un indirizzo, un numero civico e la Scuola di Coaching MCI. Un nuovo inizio.

Emilia Cosentino – Coach e allieva della Scuola di Coaching MCI

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