C’è una sostanziale differenza tra il perfezionista e l’ottimalista.
“Prima di sposarmi, prima di andare a vivere da solo, prima di avviare la mia “impresa” voglio che tutto sia perfetto.”
Il perfezionista è colui che auspica alla perfezione, non ammette errori e desidera piegare “il campo” (la reltà esterna) alle proprie aspettative. Il suo focus è: “non fare errori”.

Questo atteggiamento ci porta lontano, molto lontano dal FARE le cose.

E’ difficile (impossibile?) che le cose siano perfette, prima ancora di iniziare. Per svariate ragioni.
Prima di tutto, perchè si perdono gli insegnamenti del “campo” e poi, perchè sarà proprio il “campo” a darti informazioni importanti su quello che stai facendo.

Il perfezionista teme la risposta del “campo”, ha paura, probabilmente, del giudizio degli altri, di risultare fallibile e dell’insuccesso.

Così, il perfezionista rischia di non inziare mai, di non dare forma ai suoi sogni. Molti potenziali Talenti, non riescono ad esprimersi e a realizzarsi, proprio per la loro tendenza la perfezionismo.

Cosa fare?

TRASFORMATI IN UN OTTIMALISTA

L’ottimalista è colui che mira all’eccellenza, tiene conto degli errori e si adatta con flessibilità alle risposte del campo.

Il focus dell’ottimalista non è la perfezione, nè l’assenza di errori, ma l’obiettivo che si desidera raggiungere.

Tutto quello che accade: la risposta del campo, gli sbagli, i fallimenti, gli imprevisti vengono rivisitati per il raggiungimento del proprio obiettivo.

E’ un pò quello che accade con i viaggi. Prima di partire stabilisci le notti in albergo, dove dormire, cosa visitare, come viaggiare.
Poi, durante il tuo soggiorno ti imbatti in una serie di imprevisti, che non avresti mai potuto prevedere. Da una parte, scioperi, ritardi, smarrimenti. Dall’altra parte, incontri speciali, luoghi sconosciuti, escursioni non programmate.
L’ottimalista prende tutto quello che c’è e lo ottimizza per il suo obiettivo.
Attenzione! L’imprevisto fastidioso, rimane tale. Non cambia (spesso) il suo senso, piuttosto, l’ottimalista non perde tempo a maledire quello che accade, a condannarsi per “non averci pensato prima“.
Se mi imbatto in un imprevisto, rivedo il mio programma e lo riadatto.
Se il campo mi impone un cambiamento, seguo e mi adeguo.
Se fallisco, mi chiedo: “cosa posso imparare da questo fallimento, per raggiungere il mio obiettivo”?

Infine, aspetto ancora più rilevante, l’ottimalista impara dal fare. Si sperimenta attraverso il fare. Prende la vita come Maestra.

Coach Pasquale Adamo (Direttore Didattico Scuola di Coaching MCI)

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