Che il prossimo presidente degli Stati Uniti d’America possa diventare Hillary Clinton, ormai è cosa possibile: non sappiamo quanto probabile, in termini di gradimento, ma oggi possiamo dire che non faccia scandalo.

 

Perché lei, Hillary, la moglie di Bill, tradita pubblicamente nel Sex Gate che vide protagonisti Suo marito – allora Presidente della Casa Bianca – e Monica Lewinsky, stagista della stanza ovale, oggi è liberamente in corsa, antagonista perfetta dell’altro discusso Donald Trump.

 

Non che io voglia oggi raccontarti delle primarie d’America, mentre il presidente Barak Obama sta smettendo il suo mandato per la seconda volta, che già di per sé è stata una storia particolare – il nero d’America che guida il mondo libero.

 

Quello su cui voglio portare la tua attenzione oggi è la loro straordinaria tenacia nel cambiare la loro storia.

 

“Sono in America, ovvio, che ci vuole”, penserai tu.

E forse è vero, in parte.

 

Gli americani – degli States soprattutto – hanno imparato che sono nel posto ideale delle infinite possibilità. Non perché questo sia sempre vero. Il punto è così da più di 4 secoli, quando è stata pensata e assalita la cara vecchia Nuova Amsterdam, oggi più conosciuta come New York.

 

È affascinante come riusciamo a prendere tanto valore in più quando le cose sono lontane da noi.

 

Ora, però, ho da dirti una cosa importante.

La differenza tra te e Hillary o Obama, non sta solo nella pelle, nell’età e nel potere politico.

Non sta nemmeno nelle alleanze che si sono nel tempo costruiti a suon di propaganda.

Sta nella loro testa. In primis.

 

Certo, non hai il loro DNA, ma la sequenza del tuo DNA non difetta rispetto alla loro.

Le tue cellule e le loro cellule – con beneficio di derivazione etnica – sono rispondenti a quello che un antropologo chiamerebbe: cellule di essere umano, caucasico o meno, non ha importanza.

Loro sono umani. Come te e come me.

Perché ti scrivo questa banalità?

 

Semplice. Spessissimo tendiamo a dimenticare di che pasta siamo fatti.

A identificare i nostri eroi o modelli come persone speciali che hanno una qualche alchimia particolare dalla pelle che li differenzia.

In parte, devo dirti, hai ragione.

Sono speciali. Hanno una caratteristica che li differenzia da te.

Hanno cambiato la loro storia.

 

Mi piacerebbe che potessimo chiederlo a Hillary o a Barak come è andata. Forse meglio chiederlo a lei, Oprah Winfrey, una delle donne più potenti d’America, che detiene più segreti di una tomba o di un psicanalista strapagato.

 

La verità è che il segreto che ha cambiato il corso della loro vita è che ad un certo punto Hillary e Barak hanno smesso di raccontarsi la stessa storia.

 

Hillary, per anni, è stata icona delle donne tradite. Probabilmente lo ricorderai: per anni ha dovuto subire Meme e altre interviste (poche per la verità) in cui non ha fatto altro che riportare l’attenzione sul ruolo di suo marito – PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI D’AMERICA –  che era di fatto un UOMO.

E che da UOMO andava perdonato.

Lei, la first lady, la rappresentante democratica in corsa OGGI per la casa Bianca alle primarie contro Donald Trump – che a sua volta sfoggia la sua famiglia allargata in pubblico come un trofeo – ha perdonato suo marito all’indomani del Sex Gate.

 

Metà delle donne d’America l’ha derisa. L’altra metà l’ha capita. Secondo gli studi di mercato, tutte le donne d’America l’hanno eletta più di 20 anni fa, la papabile e possibile Presidente del Mondo Libero già da allora. Perché Hillary non ha combattuto ferocemente il suo ruolo di “cornuta”. Lo ha cavalcato. Ha fatto la buona moglie americana salvando la famiglia e tenendola unita.

 

Solo le telecamere della White House sanno se tutto ciò che è accaduto in quelle stanze ha ispirato Shonda Rhimes (regina delle serie TV Fox) a scrivere il copione di “Scandal”.

 

Il dato è che lei, Hillary, non è andata a piangere e chiedere vendetta diretta davanti alle telecamere.

Non ha dato in pasto ai tabloid suo marito per condannarlo alla berlina internazionale causando un vero e proprio impeachment mondiale. Lei, Hillary, ha riscritto in quel momento la sua storia.

Ha accettato ciò che aveva. Ha imparato dalla sua esperienza.

Non si è nemmeno occupata di Monica – che nel frattempo era stata condannata gravemente dall’opinione pubblica, tanto da dover chiedere scusa e doversi redimere di fronte ad un pubblico affascinato dal suo cambiamento: quello di TED X, evento celebratore della resilienza umana. Realizza borse ora Monica. Ma si sa veramente poco di lei.

 

La nostra storia, come la tua storia, come la storia di Hillary e di Barak, prima di essere Obama, il presidente nero, è una trama fitta di intrecci e di strategie, di scelte, di convinzioni, di costruzioni di pensiero che tessono la tela del destino con un disegno che TU STESSO scegli.

Te lo esegui nella mente, senza neanche saperlo.

 

È sufficiente che tu scelga di adottare il nomignolo o l’etichetta che qualcuno – forse una mamma, una nonna, un amico, un insegnante – ha deciso di affibbiarti addosso, senza che tu prestassi troppa attenzione al dolore che faceva cucirsela su.

PERCHÉ È QUESTO CHE HAI FATTO.

Hai cucito una etichetta e tutto ciò che lei comportava: valori, convinzioni, sistemi di pensiero, atteggiamenti, che nel tempo si sono trasformati in carattere, in paure, in risultati buoni e più spesso meno buoni.

 

Me lo chiedo spesso cosa sarebbe accaduto ad Hillary se non avesse deciso di rifiutare – perdonando suo marito –  il ruolo di tradita e se OGGI sarebbe in grado di essere la donna resiliente e stratega che è in corsa per la Presidenza degli USA.

 

Me lo chiedo ancora più spesso cosa sarebbe accaduto a Barak Obama se avesse anche solo per un secondo accettato di cucirsi addosso ben bene il bagaglio di pregiudizi che ha colorato la sua pelle, prima del suo pigmento. Se non si fosse scucito senza troppi drammi di dosso la sua idea di “negrità” costruendoci su una icona positiva, il riscatto e l’eroismo di un uomo senza mai usarlo.

Nessuna propaganda sul colore della pelle. MAI. Non ha mai raccontato quella storia. Se mai, l’ha usata mostrandosi. Lui è stato quel cambio di storia che ha smesso di ghettizzarsi, di rinchiudersi nel colore e si è aperto a nuovi orizzonti fatti di programmi, strategie, valori nuovi e privilegi da riconoscere alle minoranze.

Le ha raccontate come se fossero diritti, mai come negazioni.

 

È questo che hanno fatto di diverso HILLARY e BARAK.

Donna tradita e uomo di colore in quella Patria America che sa scrivere tante storie di rivalsa.

La loro no. La loro è una storia che si è riscritta prima. Quando hanno capito che, la differenza tra LORO e chiunque altro come loro, stava nella non accettazione di quella cucitura, di quella etichetta, e di quell’insieme di cose che significavano.

 

Se la sono fatta in casa l’etichetta.

Si sono sfilati la loro tela. Meglio di Penelope.

Nessun Ulisse da aspettare. E hanno ritessuto quel disegno che avevano in mente.

Hanno capito quali valori, scelte, attitudini e atteggiamenti avrebbero contribuito a farla sempre più solida e attinente alla loro idea. E ci hanno lavorato su, alacremente. Senza lamentarsi di ciò che era stato. Lavorando sodo su ciò che poteva ancora essere (guarda la loro età).

Ora, se anche tu vuoi scoprire i segreti che hanno cambiato la storia di Hillary e Obama, sappi che hai la tua chance. Ed è proprio alle porte, per fortuna.

Vieni a sperimentare il primo strumento per il cambio della tua storia.

Ti aspettiamo… e chissà che tu non sia il prossimo che cambierà le storie altrui, come Hillary e Barak.

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