Spesso vi illustriamo le opportunità e gli strumenti del coaching, ma oggi vogliamo soffermarci sul codice etico del coach e sugli aspetti giuridici ad esso legati, fornendovi un quadro utile ed esauriente ad opera della dott.ssa Maria Carducci, avvocato e coach.

Parliamo ancora di questa professione, il coaching.
E da avvocato – e coach – non potevo che occuparmene anche dal punto di vista normativo.
Quanti di voi si saranno chiesti: è una professione riconosciuta (ovvero normata)?
È una professione garantita (da codice etico)?

Iniziamo subito con il dire che la professione del coaching non fa capo ad albi o ordini professionali, ma è normata dalla l. n. 4 del 14.1.2013.
Questo significa che per un verso la professione è lasciata libera di evolversi in base ad esigenze di efficacia e funzionalità che ontologicamente mutano col mutare dei tempi e dei costumi; per altro verso può apparentemente creare confusione sul percorso professionalizzante o sulle regole da seguire per essere un coach professionista.

Qui ci occuperemo di chiarire le regole da osservare per essere un buon coach.
L’evoluzione di questa professione negli anni ha portato alla elaborazione di un vero e proprio Codice Etico del coach che cristallizza pochi, ma efficaci principi, largamente condivisi, applicati con successo e per questo diventati per prassi delle regole oramai imprescindibili, vediamole insieme!

1. Affidabilità

Il coach ha la responsabilità di aggiornarsi continuamente e di tenere fede ai propri impegni in modo tale da infondere fiducia al coachee (ovvero il cliente).

2. Riservatezza

Il coach ha l’obbligo di garantire l’assoluta riservatezza su dati e informazioni di cui viene a conoscenza nell’esercizio della professione.

3. Rispetto

Il coach non deve trarre vantaggio personale a scapito del coachee e ne deve rispettare le idee ed i valori sospendendo il proprio giudizio; deve essere altresì in grado di mantenere una distanza tale da tutelare il rapporto coach – coachee (es. non intrattenere relazioni diverse dal quella professionale almeno sino a che dura il percorso di coaching. Un coach non è un amico, ma dopo il percorso può anche diventarlo).

4. Onestà

Il coach, se per valori personali non è in grado di sospendere il giudizio, o la sua preparazione è insufficiente a fornire ausilio al coachee, deve rinunciare all’incarico. Ha inoltre l’obbligo di essere chiaro sin dall’inizio del percorso su costi e tempi che lo stesso comporterà. Il coach deve rinunciare all’incarico anche quando sorgano conflitti di interesse di qualsiasi natura col il coachee.

5. Legalità

È necessario che il coach comunichi alle competenti autorità tutti i casi in cui il coachee manifesti la chiara intenzione di arrecare pericolo alla propria incolumità o a quella di terzi (responsabilità comune a molte professioni normate e regolamentate che implichino il supporto alla persona).

Rispetto alle 5 regole sulla professione del coach, ci rendiamo conto che potrebbero creare dubbi, ma non sono da confondere con i cosiddetti “principi etici”.
Questi ultimi, infatti, possono variare da coach a coach, poiché hanno natura e carattere assolutamente personale; di fatto sono quei principi che ciascun coach applica a se stesso e che deve essere pronto a sospendere per il bene del coachee.

Naturalmente, riferendoci ad essi come principi di massima del codice etico per i coach, ciascun coach (o associazione cui il Coach fa riferimento o risulti iscritto – ce ne occuperemo in altri approfondimenti) può sviluppare e specificare ulteriori postille a questi 5 principi, purché siano in linea con i medesimi.

Ma, vi è più.
L’assenza di albi e ordini professionali lascia a ciascun coach o associazione di coach carta bianca sulla diffusione e la condivisone di queste elaborazioni di principi. La condivisione consente di raffinare sempre di più la prassi e rendere questa professione, in continua evoluzione e sempre più efficace.

Da avvocato prima e da coach non posso che constatare quanto un buon coach possa davvero migliorare la vita di una persona (che chiamiamo coachee).
Ed è di persone che ci occupiamo, da persone.

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