“Ma quanti siamo in questa testa?”
Se ti capita di pensarlo, non spaventarti! Siamo fatti di opposti, siamo un tutto. Seguiamo la riflessione di Luana Berardi, allieva della Scuola di Coaching di MCI, per capirne di più.

 

Gli opposti si attraggono. Quante volte ti è capitato di dire o sentire questa frase?

Di solito viene riferito a due persone, ad una coppia, in amicizia o in amore.

Cosa accade se invece attribuiamo questa frase a noi? Alla nostra persona?

Una possibile risposta è che l’essere umano sia profondamente dicotomico.

Il termine dicotomia deriva dal greco e indica la divisione di un’entità in due parti che non necessariamente si escludono a vicenda ma che possono essere complementari.

Questo mi ha portato a pensare che, probabilmente, anche noi siamo una entità divisa in due parti. 

Infatti, siamo cuore e mente. Anima e corpo. Istinto e ragione. Amiamo e odiamo. Soffriamo e gioiamo.

Quante volte ci sentiamo divisi in due parti? Magari quando non riusciamo a prendere una decisione, oppure di fronte ad una scelta di vita importante.

 

Le cose si complicano quando sentiamo dentro di noi che questi opposti non si attraggono, quindi, abbiamo la sensazione che le due entità restino separate. Ne deriva che siamo confusi, ci sentiamo smarriti nel labirinto dei nostri opposti.

Questo accade perché commettiamo l’errore di pensare che le due parti non si possano allineare, come se fossero necessariamente distinte e separate, dando per scontato che non ci sia una via di uscita da questo labirinto.

Ma, ricordate la puntualizzazione che ci indicava la definizione di dicotomia all’inizio?  Le due parti non necessariamente si escludono a vicenda, ma possono essere complementari.

Una notizia fantastica, vero?

 

Allora, forse, il problema sta nel fatto che questa dicotomia viene vissuta come separazione, divisione, distanza. Eppure non è vero, non è così.

È come quando guardiamo il confine tra il cielo e il mare. Se rivolgiamo lo sguardo solo in alto o solo in basso appariranno come due elementi separati ma, se cambiamo il punto di vista e ci focalizziamo sull’orizzonte, ci accorgiamo che i due elementi si fondono e non abbiamo più la percezione che siano separati.

 

Lo stesso vale per la nostra dicotomia interiore.

La separazione ci sarà se continueremo a credere che la dicotomia sia sinonimo di divisione, mancanza. Possiamo essere tutto! Ma è la nostra idea di dicotomia che crea la crepa, l’ostinazione nel non volerla accogliere che crea divisione, anziché attrazione.

Se è vero, allora, che gli opposti si attraggono, proviamo a sentirci uniti, interi, elettrizzati da questa unione. Se, invece, avremo bisogno di dividere, saremo altrettanto liberi di farlo.

Possiamo dividere le parti oppure lasciare che si attraggano. Ci appartengono, sono nostre.

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